Documenti ufficiali

Titolo
Documento del Cinquantenario
Data creazione
domenica 26 marzo 2000
Testo

Documento del Cinquantenario

  

Formalmente costituita nel 1950, la Società Europea di Cultura ha celebrato il proprio Cinquantenario, riunendosi in Assemblea dal 24 al 26 marzo 2000, sotto l'alto patronato del Presidente della Repubblica Italiana, a Venezia e a Treviso, dove le Fondazioni Giorgio Cini e CassaMarca le hanno offerto l'ospitalità, mentre l'Università Ca' Foscari le ha assicurato la sua collaborazione.

 

In coincidenza con il bimillenario, questa data, onorata con la giusta solennità, invitava parimenti a una riflessione rigorosa sul cammino compiuto dalla Società in aderenza alle vicende del mezzo secolo trascorso e, non meno, sui compiti immediati e futuri  della politica della cultura così come li condizionano le tendenze e i problemi oggi dominanti. La Società ha intrapreso questa riflessione sotto il titolo: "Pour une politique de l'homme", naturalmente orientata verso questo tema esigente dai suoi lavori più recenti sui fenomeni della mondializzazione, della globalizzazione, dell'interdipendenza planetaria rispetto alla solidarietà.

 

Per iniziare a rispondere alla domanda su come e a quale punto nel corso di questo periodo la necessità di una politica dell'uomo e per l'uomo si sia aperta un varco nelle coscienze e, ancorché in modo molto più limitato, nei fatti, i seguenti temi sono stati prescelti: i diritti dell'uomo con l'affermazione del principio di ingerenza umanitaria; l'esigenza della democrazia come fattore di legittimazione internazionale; il dialogo ecumenico e il dialogo tra mondo laico e mondo religioso; il nuovo approccio del rapporto Nord-Sud in seno all'economia globale; il ruolo crescente del non governativo e dell'opinione pubblica; la volontà di integrazione e allargamento dell'Unione Europea.

 

In ognuno di questi ambiti si è potuta constatare un'evoluzione favorevole, anche se emerge contestualmente l'immensità del compito a valle e anche se i risultati ottenuti sono suscettibili di ingenerare nuove sfide. Nonostante il passivo di atrocità che ha marcato il secolo XX, questo stesso secolo rappresenta pure, nella sua seconda metà, una delle epoche più forti e dinamiche di liberazione e promozione dei valori dell'umanità. E' precisamente nell'affermazione dell'uomo come fine e mai come strumento che lascia la sua migliore lezione.

 

Nell'appassionante dialettica in corso tra il diritto positivo tradizionale e i diritti naturali dell'uomo che tendono a raggiungere la positività, è in atto, con quanta difficoltà ma in modo incontestabile, un'evoluzione a favore dei secondi. A questo proposito non è azzardato parlare di utopie di ieri che si evolvono in direzione della realtà, laddove la lotta per i diritti e la consapevolezza dei doveri dell'uomo vanno di pari passo con la democratizzazione e il rinsaldamento del bene della pace.

 

Il rispetto delle istituzioni e l'applicazione delle regole della democrazia sono ormai richiesti come un passaporto per l'ammissione dei Paesi nei consessi internazionali, pur tenendo conto del fatto che l'apprendistato della libertà e delle libertà è lungo e difficile per coloro che sono vissuti sotto il totalitarismo. Peraltro, anche nelle democrazie di vecchia data si tratta di vegliare affinché all'interno di forme consolidate i contenuti non tendano a diluirsi o alterarsi.

 

Ostacoli di due specie molto diverse si frappongono al dialogo ecumenico: quelli che si lasciano ricondurre a situazioni politiche; quelli collegati  al suo stesso progresso  che lo ha spinto fino a toccare i pilastri dottrinali. Ciò nonostante sembra che domini un movimento verso "l'essenzializzazione" della fede, verso un ecumenismo dell'umano, il quale libera forze comuni da mettere al servizio delle grandi cause dell'oggi e del domani - fra le quali l'aspirazione a un ordine mondiale -, cause in cui si riconosce pure il mondo laico. Perché religione cristiana e ecumenismo condividono la "vocazione all'universale", come diceva il fondatore.

 

Se il processo della globalizzazione è ormai iscritto nell'evoluzione della nostra storia, bisogna dare il giusto peso al fatto che esso si trova in pieno corso, che è aperto. Ciò significa che nella profonda trasformazione delle sfide dell'economia i suoi molteplici settori si trovano in fasi del tutto diverse. Ciò significa soprattutto che questo processo può diventare un'opportunità straordinaria per l'umanità, come anche comportare dei rischi della stessa natura. Nel rapporto tra il mondo in avanzato sviluppo e il mondo in via di sviluppo, l'allargamento del fossato sembra attualmente prevalere. Ma la coscienza del pericolo esiste e diventa operante attraverso un nuovo approccio al problema Nord-Sud.- Non è esagerato vedere nel processo della globalizzazione il più vasto campo di azione aperto alle forze costruttive della politica della cultura e dell'etica.

 

L'intensificazione del ruolo delle organizzazioni non governative (ONG) e il moltiplicarsi delle loro reti sono un indice di sviluppo di una politica dell'uomo. Queste organizzazioni infatti esprimono, attraverso frontiere a tale riguardo permeabili, un impegno privato e volontario a beneficio di interessi generali. Nel loro ambito, la persona non appare come un soggetto, ma come un protagonista responsabile. La Société Européenne de Culture ne è un prototipo.

 

Le politiche dette dell'allargamento possono essere considerate come l'azione più qualificante dell'Unione Europea rispetto a una politica dell'uomo. La dinamica che va nel senso di un completamento geo-culturale dell'Europa allarga in egual misura la base della sua stabilità e aumenta le possibilità della pace. Essa esige però uno sforzo ulteriore di integrazione dell'esistente. Se si osserva un "desiderio d'Europa" secondo un percorso mai sperimentato finora, esso risveglia nel contempo la coscienza delle diversità da salvaguardare. Qui si sviluppa un compito della cultura, al singolare, rispetto alle culture, al plurale.

 

In conclusione, l'Assemblea del Cinquantenario ha riaffermato con forza la volontà di contribuire all'impegno di una politica dell'uomo per la città dell'uomo. A questo scopo la politica della cultura, concettualizzata e teorizzata in seno all'Istituzione, rappresenta una via maestra da seguire. Alla luce di ciò, la Società Europea di Cultura deduce proprio dal suo patrimonio di pensiero più prezioso le sue responsabilità per oggi e per domani. E il suo futuro sarà quello del suo lavoro. Questo passa, da un lato, attraverso il rinnovo della sua organizzazione; dall'altro, attraverso l'approfondimento dei sei temi affrontati nella presente circostanza.