Documenti ufficiali

Titolo
Testo finale della XXIII Assemblea generale ordinaria
Data creazione
domenica 1 marzo 1998
Testo

Testo finale della XXIII Assemblea generale ordinaria

 

"Una pace

che non abbia per alternativa la guerra":

 il caso dell'Europa

 Torino, 27 febbraio - 1° marzo 1998

 

detto

DOCUMENTO DI T0RINO

  

 

Per la sua XXIII sessione plenaria, l'Assemblea generale della Società Europea di Cultura si è riunita dal 27 febbraio al 1° marzo 1998 a Torino, ospite di una Città e di una Regione, il Piemonte, che riaffermano con una convinzione che si traduce in iniziative molto qualificanti la propria vocazione europea.

 

Fedele al suo compito statutario di una riflessione - sempre da riprendere alla luce dell'attualità - sugli obiettivi imperativi della politica della cultura a livello nazionale ed internazionale, la Società si è nuovamente interrogata sull'Europa, l'Europa di oggi che si incammina verso il XXI secolo in un movimento progressivo d'integrazione. Ha in tal modo posto fondamenti sostanziali di un dibattito da proseguire su Il caso dell'Europa, rispetto a "una pace che non abbia per alternativa la guerra", attribuendo a questa espressione il senso datole dal suo autore, il fondatore della Società, di uno stato diverso dall'intervallo tra due guerre, uno stato che presuppone cambiamenti radicali nell'ordinamento in vigore sulla scena internazionale.

 

In confronto con gli anni della guerra fredda, quando la tensione verso questo stato diverso appariva un dovere assoluto per le forze della cultura, il periodo post-bipolare che viviamo ha fatto passare in secondo piano il rischio di una conflagrazione generale. Il che permette di attribuire una nuova priorità alla somma degli altri problemi che pesano sulle comunità, anzi le assalgono.

 

Seguendo il filo dei contributi dei relatori e dei partecipanti, l'attenzione si è portata su quello della violenza organizzata e del terrorismo, i cui atti distruttori si vanno esacerbando. Di fronte al potenziale esplosivo di conflitti nelle regioni balcaniche, alcuni hanno sottolineato l'isolamento nel quale si sentono lasciate le volontà d'intesa e di superamento. Nell'ambito del vasto complesso delle questioni collegate all'economia, un'importanza particolare è stata attribuita al problema del lavoro che la società post-industriale è chiamata ad affrontare per vie non ancora percorse, poiché si tratta di innovare il concetto stesso di lavoro.

 

Nel merito degli elementi a sostegno dell'edificazione di un'Europa pacificata sono stati messi in evidenza l'allargamento e l'evoluzione della NATO; il ravvicinamento della Russia all'Occidente; la vigile attenzione ai principi democratici all'interno dell'Unione Europea; i fattori aggreganti di una moneta unica; il ruolo dell'"autogestione istituzionalizzata"; il contributo dell'impegno ecumenico.

 

Considerando la questione dal punto di vista della realtà determinante delle relazioni internazionali, è parso difficile giungere ad una risposta univoca. Il fatto che la politica delle potenze trovi oggi il proprio vantaggio nella concertazione, costituisce più una condizione preziosa di quanto non rappresenti in sé una risposta alla ricerca di quell'ordine che assicurerebbe una pace irreversibile. Comunque sia, l'Europa è in movimento. Viviamo un periodo di transizione che conferisce un carattere di necessità e di grande urgenza alla politica della cultura, in quanto impegno deciso orientante attivamente le forze della buona volontà verso le sfide di una pace e di una giustizia autentiche, come il momento storico presente le definisce e le richiede.

 

Resta infine da rendere esplicito che in questo momento storico, pure caratterizzato dall'interdipendenza mondiale crescente, la tensione verso la pace senza alternative non può limitarsi all'Europa, la quale in tal caso sarebbe percepita nella sua sola dimensione di nuovo soggetto di un equilibrio tradizionale di potere. Per mettere "la guerra fuori dalla storia" - altra cosa ancora da "fuori dalla legge" - non si possono porre limiti alla solidarietà.

 

 

 

In sessione straordinaria, l'Assemblea ha approvato la XIV edizione dello Statuto che contiene aggiustamenti formali per un necessario adeguamento alla legge italiana.

 

Per acclamazione ha eletto Vicepresidenti internazionali il filosofo messicano Leopoldo Zea e l'economista francese Henri Bartoli, mentre è diventato Consigliere il senatore Giovanni Pieraccini.

  

 

da Torino, il 1° marzo 1998